La mia prima volta con Fabrizio De Andrè

La mia prima volta con Fabrizio De Andrè

2019-01-11T16:39:08+00:00

Nel 2016 fa mi ha chiamato al telefono quel vulcano di progetti che è Daniela Bonanni spiegandomi cosa aveva messo in piedi nella fucina pavese. Ovviamente in due secondi ho detto che avrei partecipato: si trattava di una raccolta di voci, racchiuse in poche righe, per ricordare “La mia prima volta con Fabrizio De Andrè”. Tutti gli scritti sono stati raccolti in un tumbr e sono voi diventati una pubblicazione corale che ha raccolto 305 storie.
A vent’anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè, credo che questa sia una più belle, autentiche e popolari iniziative per ricordarlo. Senza santini, un pezzo di cuore ciascuno, tutti sullo stesso piano, per sempre coinvolti su quella cattiva strada.
Quel progetto non si è fermato, ma ha continuato a crescere: così ora uscirà una seconda edizione ampliata che ha raggiunto il numero di 515 storie.
Qui trovate la mia… in libreria tutte le altre!

 

“Sono molte le mie prime volte, alcune mancate, altre decisive. Per esempio, pare sia stato proprio ad un concerto di Fabrizio De Andrè che i miei genitori si sono visti per la prima volta. Naturalmente non potevo essere presente, ma capite che la notizia possiede per me una certa importanza simbolica.

Ci sono poi altre due prime volte (mancate). La prima è quando nei viaggi in macchina giravano le cassette di Creuza de ma e Le Nuvole, dischi troppo adulti per un bambino di otto anni: Fabrizio era di casa, ma ancora non lo conoscevo. La seconda ha cause simili alla precedente, ma effetti che a posteriori sono molto più gravi: era tempo di concerti estivi e i miei genitori mi portarono a sentire il concerto sbagliato dove finii per addormentarmi. Il concerto successivo decisero che forse era preferibile lasciarmi a casa: e così mi sono perso il leggendario tour del 1991.

Arriviamo così alla mia vera “prima volta”. Ero al mare con la famiglia, eravamo ospiti di amici, avevo undici anni e un walkman. In un angolo c’era una cesta piena di musicassette prive di copertina. Ne ho pescata una nel mucchio, l’ho infilata nel walkman ed ecco: folgorato dalla Ballata dell’amore cieco. Era una antologia di “vecchi ronzini”, canzoni antiche che tuttavia mi parlavano una dopo l’altra in modo travolgente.

Quindi, sebbene Fabrizio De Andrè fosse di casa, mi piace poter dire che quel primo incontro è stato ugualmente puro. Consumai letteralmente quella cassetta, per anni. Poi al liceo con i pochi spiccioli cominciai a comprare pian piano anche gli altri album. Ogni nuovo disco era la stessa emozione: scartavo il nastro, mi chiudevo in camera e assaporavo nel mio sacro isolamento quelle nuove canzoni.

L’11 gennaio 1999 era il giorno prima del mio compleanno. Il giorno dei funerali saltai scuola, presi un treno e andai a Genova per un ultimo saluto.
Da allora continuo a cantare le sue canzoni”.

Alessandro Adami


tratto da “La mia prima volta con Fabrizio De Andrè. 305 storie”
a cura di Daniela Bonanni e Gipo Anfosso
Ibis edizioni | 2016