Io mi dico…

Io mi dico…

2019-05-19T11:32:30+00:00
Sono stati 11 bellissimi anni di crescita, di musica, di incontri.

Corrente di Ali è stato, prima di tutto, un gruppo di amici, e continua ad esserlo, anche se ora si è deciso di scioglierci. Rimangono negli occhi e nella mente i tanti concerti, le serate passate a ridere, le “scazzottate” virtuali che ci siamo scambiati varie volte via mail (e chi le scorda, quelle!), i momenti di profonda gioia e anche gli eventi di profondo dolore che abbiamo attraversato insieme.

Corrente di Ali è stato l’inizio di tante esperienze ed è stato un laboratorio di idee divergenti che hanno cercato di trovare una sintesi: partendo da qualcosa di estremamente acerbo, con il tempo, con sforzo e limature progressive, abbiamo visto crescere uno spettacolo che, in parte, rifletteva il cammino di crescita di ciascuno di noi.

Trovandoci attorno a un tavolo ci siamo detti che ormai era sempre più difficile trovare il tempo da dedicare al progetto, ognuno per i suoi validissimi motivi. Non si è trattato di una sconfitta, ma semplicemente di una serena constatazione.

Una qualità che non è mai mancata a Corrente di Ali è proprio la presenza di una sincera “autocoscienza”, cosa che appunto non ha risparmiato negli anni diversi momenti di confronto, anche acceso. Tutti siamo sempre stati consapevoli della grande responsabilità che comportava suonare le canzoni di Fabrizio De André e, fin dall’inizio, pur con esiti appunto acerbi e incerti, il faro è sempre stato quello: la piena consapevolezza che se si suona questa musica non si può tradirla. E dunque Corrente di Ali non ha mai speculato e ha sempre presentato uno spettacolo che voleva essere coinvolgente, personale, ma soprattutto sobrio e sincero.

Sono fiero di aver preso parte a questo lungo cammino e, ancor di più, di averlo percorso con queste persone e in questo modo. Corrente di Ali ha debuttato nel maggio del 2000 con l’idea di fare un unico concerto… e nessuno di noi si aspettava che sarebbe stata un’esperienza così longeva e importante.

Anche su questo punto però mi sento di dire qualcosa: abbiamo mosso i primi passi e abbiamo deciso di suonare dal vivo le canzoni di Fabrizio De Andrè quando ancora in pochi si erano accorti che era scomparsa una delle figure che maggiormente aveva inciso un solco nella cultura e nella musica italiana, lasciando un segno che sicuramente resta e resterà come una delle più alte espressioni dell’arte novecentesca. Non vorrei che si equivocasse su questo punto: non sto affatto dicendo che siamo stati i primi e che, quindi, siamo stati più bravi o sensibili di altri. Sarebbe una vera idiozia. E non lo dico nemmeno per far credere che Corrente di Ali abbia giocato un ruolo primario nella “riscoperta” di Fabrizio. Anche questo sarebbe idiota: De André era già un classico e per imporsi non aveva certo bisogno dell’impegno nostro o altrui.

Perché dunque specificare che Corrente di Ali è nato nel 2000? Il motivo è semplice: perché allora l’atmosfera che si respirava attorno al nome di Fabrizio era ancora pura, la sua scomparsa era recente e lasciava increduli, le note dei suoi recenti concerti vibravano ancora nell’aria. Corrente di Ali ha iniziato allora, con sincerità e, forse, con un filo di incoscienza.

A quasi undici anni da quel primo nostro concerto, provo a guardarmi attorno e non posso che constatare che Fabrizio è ovunque, come è giusto che sia. Allo stesso tempo però non posso certo dire che tutto quello che viene fatto in suo nome sia sincero, sobrio e scevro da interesse…

In questi ultimi anni, sempre più, si assiste al circo. Anche chi vince Sanremo, proprio a chiusura del nuovo disco, decide di infilarci una canzone di De André (tra l’altro una delle più intime…). Si è già visto più volte: si può andare a parlare a un microfono di una qualsiasi piazza, dire tutte le cazzate del mondo, ma basta poi citare De Andrè e si è certi di strappare un corale e unanime applauso. Da tutti. E quindi da nessuno. Fabrizio merita tutto il riconoscimento, ma questo a cui stiamo assistendo è il progressivo svuotamento del suo messaggio.

Ebbene, Corrente di Ali ha suonato negli anni in cui questo circo ancora non c’era. Ora decide di farsi da parte con la dignità di chi vuole lasciare intatto e puro, almeno nel suo ricordo, il lavoro fatto in questo decennio splendido. E così decide di non farsi “coinvolgere” nel degradante circo del decennio che si apre.

Grazie a tutti coloro che ci hanno seguito.
Grazie a Google per il “conto corrente di Alì il chimico”.
Grazie a Fabrizio.
E grazie anche a te, che hai avuto la costanza di arrivare in fondo a questa lettera.

Alessandro Adami